I mosaici di Rupnik non sono brutti. Sono orribili

I mosaici di Rupnik non sono belli. Anzi: sono decisamente brutti, impressionanti. Quegli occhi enormi, deformi, fissi: cos’hanno di sacro, cosa di bello? Bisogna che qualcuno lo dica. Il fatto che abbiano sfregiato antichi santuari (si pensi a Lourdes!) e moderni tempi famosi (la “nuova chiesa” di Padre Pio, il santuario del Beato Claudio di Chiampo et cetera) non significa niente. Brutti sono e brutti restano.

Che gli abbiano consentito di operare persino in Vaticano (nella Cappella “Redemptoris Mater” del Palazzo Apostolico) non cambia nulla: anche in una Cattedrale italiana un pittore gay ha sfregiato una enorme controfacciata con fecali rappresentazioni di omosessuali e trans, tutti nudi, e con i genitali del Salvatore evidenziati da un blasfemo tratto. Il problema della eresia modernista (che include la lussuriosa omoeresia) è oramai grave. Ma ci penserà la Mater Ecclesiae.

Qui si vuole ribadire, ricordare e se necessario “gridare” una cosa diversa e molto più semplici. I dipinti del gesuita Marko Rupnic non sono belli: sono brutti. Molto brutti.

Come bruttissimo è stato il logo del bizzarro Giubileo appena celebrato (bizzarro per molti motivi, ma il più grottesco è l’assenza di chiare indicazioni sulla Indulgenza Plenaria. Un Anno Santo senza indulgenza! Diabolico, luciferino). Logo realizzato pure quello dal pittore Rupnic.

Che naturalmente viene omaggiato dagli organi di stampa ecclesiali manco fosse il Beato Angelico.

 

 

 

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